Trovarsi e dirsi vicini


Foto Omar Rashid

Il teatro è e si fa dal vivo. È la sua forza più grande. L’attore e lo spettatore sono l’uno di fronte all’altro, l’uno in contatto con l’altro. Il tempo dell’azione sul palcoscenico scandisce l’incontro dei loro corpi, vivi dentro una comunicazione che diventa condivisione tanto di uno spazio, quanto di un universo di sensi. Il teatro non è un fatto puramente estetico: è il luogo delle relazioni, delle corporeità di presenza. Nasce insostituibile. Per questo, l’obiettivo del lavoro incessante della Fondazione Teatro della Toscana in questo periodo di forzata chiusura è preparare le condizioni per riaprire le proprie sale non appena sarà possibile.

 

Un simile pensiero e orizzonte intende preservare la magia unica dell’andare a teatro, che non può essere affatto riprodotta o replicata con nessun mezzo, per quanto tecnologico sia. Lo streaming sul web, le dirette sui social sono tutto fuorché teatro. Per la Fondazione, allora, il digitale, il multimediale si configurano come campi di ricerca per entrare in platea da una porta diversa, per guardare la scena da un punto di vista differente. La grande opportunità offerta dai nuovi media è quella di creare progetti specifici fruibili in maniera non sostitutiva al teatro. Ovvero, creazioni che nascono dal teatro e che al teatro ritornano. La sfida, quindi, è sui contenuti e sui modi per realizzarli. Come avviene per Così è (o mi pare) VR di Elio Germano e Omar Rashid, prodotto dal Teatro della Toscana con Gold e Infinito.

 

Trovarsi e dirsi vicini

 

Si tratta di una rilettura del classico di Luigi Pirandello, Così è (se vi pare), scritta e diretta per il teatro da Germano, che diventa un film in Realtà Virtuale grazie alle riprese a 360° di Rashid, che si sono concluse in questi giorni al Teatro della Pergola. I temi cari a Pirandello – la soggettività della realtà, il rapporto-contrasto tra la realtà dei fatti e la realtà dell’immaginazione – inquadrati nella prospettiva della realtà virtuale arrivano a mettere lo spettatore al centro della narrazione, ne fanno, addirittura, una delle parti in commedia. Così, la pièce scende giù dal palco e accade tutta attorno al pubblico: attraverso appositi visori 3D ciascuno, in prima persona, si ritrova insieme agli attori “in scena”, cioè nella realtà alternativa di Così è (o mi pare) VR.

 

Trovarsi e dirsi vicini

 

In definitiva, la strada intrapresa porta a studiare sempre più modi di caratterizzare il momento online per far parlare del teatro, per invogliare a tornare a teatro. Il nuovo attore, come quello ricercato nelle ultime settimane da Marco Giorgetti e Pier Paolo Pacini con i giovani del Corso per attori ‘Orazio Costa’ e dell’Oltrarno, non deve aver paura di essere sostituito dalla tecnologia. Deve usarla, piuttosto, per mantenere saldi i rapporti con gli spettatori, aumentando le occasioni ed espandendo i linguaggi per trovarsi e dirsi vicini. Ben sapendo che la verità del mio conoscere è data dallo sguardo dell’altro, che (mi) rimanda al mio: tale dialettica degli sguardi è il vero dialogo. E questo succede sempre e solo a teatro.

 

Matteo Brighenti