Sognare a Teatro: le impressioni dei viaggiatori

Da venerdì 23 a mercoledì 28 settembre 12 spettatori alla volta hanno vissuto la Pergola dalla sera alla mattina.
In Sognare a Teatro a cura di Elisa Cuppini, da ‘una ricerca per lo spettatore’ di Roberto Bacci, il massimo teatro fiorentino, infatti, si è spogliato del proprio ruolo, ha perso la propria valenza spettacolare, il suo essere macchina per spettacoli, ed è diventato un luogo di condivisione, dove ospitare gli individui nella loro intimità. I 12 spettatori sono stati guidati, con la regola del silenzio, a ‘vedere’, ‘ascoltare’, ‘agire’ con se stessi dalle 20.30 della sera alle 8.30 della mattina successiva, attraverso anche le normali ore di sonno. Un silenzioso viaggio, prodotto dalla Fondazione Teatro della Toscana, dallo spettacolo al quotidiano, insieme ad altri, pochi, compagni.
Ecco alcune delle loro impressioni al risveglio da un’esperienza per tutti indimenticabile.

La ricchezza di una notte diversa dalle altre

Buongiorno,

venerdì ho partecipato all’esperienza di Sognare a Teatro. Devo essere sincera, non sapevo bene cosa aspettarmi e a cosa sarei andata incontro. La decisione di assistere o meglio di vivere lo “spettacolo” è nata dalla mia passione per il teatro e per il teatro della Pergola.

Venerdì mi sono ritrovata a percorrere una specie di itinerario Dantesco con 8 compagne guidate magistralmente da Elisa: per me era come seguire Virgilio nei gironi infernali delle viscere e dei meandri intricati della Pergola. Il paragone con la Divina Commedia mi è venuto subito spontaneo. L’inizio è stato veramente “infernale”, lo spettacolo Viola e Massimo (ineccepibile e bellissimo nelle sue visioni e nella sua lettura) mi ha provocato una profonda angoscia e un reale fastidio fisico; una storia senza speranza, un destino al quale non si può sfuggire. Due individui uniti da un simile inizio che né l’amore né tantomeno il futuro potranno salvare. All’interno della stanza buia e nera dove abbiamo assistito allo spettacolo oltre al tecnico delle luci c’era anche un’altra figura nuova e inquietante, un uomo seduto fermo immobile ad occhi chiusi. Sinceramente mi sono chiesta il perché della scelta di questo spettacolo, non era forse meglio iniziare con qualcosa di più sereno per introdurci alla nottata? Dopo fortunatamente siamo state condotte nella stanza della danza per fare alcuni esercizi fisici che mi hanno portato ad acquisire maggiore fiducia verso me stessa e verso il gruppo e mi hanno anche aiutato a scaricare la tensione accumulata. Adoro il Saloncino, un salotto prezioso e raffinato! Successivamente, forse, la spiegazione dello spettacolo (io l’ho interpretato così): nella stanza attigua al Saloncino ci aspettava l’uomo che avevamo visto nella prima stanza che ci ha guidato attraverso un percorso meditativo riprendendo le figure che avevamo viste proiettate sullo schermo, dandogli un significato o comunque usandone la forza emotiva ed alcune scene visive. L’impatto con i nostri letti dentro la sala del teatro mi ha lasciata senza fiato, l’imponente “camerona” dentro la quale abbiamo dormito ha contribuito a farmi chiedere più volte nella notte: “è vero o sto sognando?” La mattina la sveglia delle campane e della musica celestiale e la colazione del Guido Guidi in una ambiente tutto bianco e raffinato ha rappresentato la fine del nostro viaggio dantesco con l’arrivo in paradiso… “e quindi uscimmo a riveder le stelle”.

Grazie per il percorso catartico in una notte magica! Valida anche l’idea di fornirci un quaderno “diario” sul quale appuntare le nostre impressioni che a me è servito anche banalmente a registrare la cronaca della nottata. Senza questa memoria scritta, infatti, non mi sarei mai ricordata tutte le tappe che abbiamo fatto perché già il mattino dopo uscita da teatro i ricordi mi si mischiavano come una sorta di immagini oniriche confondendosi senza una sequenza precisa. La scelta del silenzio è stata anch’essa valida, perché tra le altre cose ci ha svincolato dall’ “obbligo” ormai quotidiano di dovere sempre e per forza comunicare.

Sarei curiosa comunque di sapere il perché della scelta di quel tipo di spettacolo – mi riferisco a Viola e Massimo – e su quali basi è stata creata la struttura di questo viaggio-spettacolo.

Grazie.

********************************************************************************

Arrivo, ma ho un tarlo nella testa: forse ho parcheggiato la macchina dove c’è la pulizia notturna delle strade e potrebbero rimuoverla; ogni tanto ci penso mentre ascolto la storia di Massimo e Viola; mi sento in prigione e vorrei uscire e occuparmi della mia macchina. Star dietro ai piccoli guai della quotidianità in fondo è rassicurante. Penso che i ritmi della nostra vita siano inconciliabili con queste esperienze.

Solo con gli esercizi fisici mi acquieto.

Tisana nel ridotto: è fastidioso sentire il suono degli altri che bevono.

Gli altri sono lentissimi a prepararsi.

Il silenzio come unica dimensione possibile.

Negli esercizi fisici a volte ci viene chiesto di incontrare lo sguardo di un altro, l’unico sguardo che non ho timore d’incontrare è quello della nostra guida, gli altri non mi interessano o forse non voglio mostrare il mio interesse.

Siamo a letto ho voglia di addormentarmi: sono infastidita da X che si gira nel suo letto e fa rumore con le lenzuola.

Al mattino piccole abluzioni: Y interrompe il silenzio e decanta sottovoce a Z delle salviettine per rinfrescarsi; a volte le donne mi paiono stupide.

Mi chiedo perché tutta questa mia attenzione infastidita verso gli altri: forse perché non riesco a essere dentro le mie sensazioni. Gli altri come capro espiatorio dei miei limiti?

E poi perché li chiamo “gli altri” e non “compagni di percorso”?

La compagnia è intollerabile; la solitudine è intollerabile. Incudine e martello.

Sembra strano, ma nel silenzio gli altri li cogli più nettamente che nelle parole, ognuno mi si staglia chiaramente. È una presenza ingombrante e indispensabile.

Non sono in grado di parlare della MIA esperienza, posso solo riflettermi negli altri.

Mi piace la voce della nostra guida Elisa: è l’unica voce ammessa.

È finita; usciamo dal teatro e parliamo: siamo tutti soddisfatti dell’esperienza vissuta. I compagni alla luce del giorno mi paiono meno ingombranti, più gestibili, più familiari e tornano nella loro dimensione consueta.

Più le ore del giorno seguente passano e più la notte trascorsa mi appare significativa.

********************************************************************************

sognare-a-teatro_05

La sera del 23/9

Quanti risvegli… quanti silenzi. Dopo la luce il tempo assume dimensioni diverse.

Il corpo è attento cerca immagini, emozioni.

Il silenzio è pieno di parole. Il nostro corpo è l’universo senza limiti, senza confini.

Vorrei… sentire… così… sempre.

Io sono già stata qui… prima, dopo, adesso.

Riconosco in me i volti, le emozioni del mondo.

L’ora, il mai, l’adesso.

Distacchi.

Distanze.

Lutti.

Separazioni.

Abbandoni.

Tutti nella stessa energia.

Vivere l’esperienza.

La vita è teatro… una bella rappresentazione della propria vita.

Durante la notte

Angoscia profondissima… il palcoscenico della mia vita, fantasmi… ma un futuro ancora da scrivere…

Crepuscolo, bilanci, consapevolezza, buio, vuoto…

La mattina del 24

Se la vita sono i propri sogni… se è giusto viverla così.

Ma non ci si può liberare dei sogni, fanno parte di noi.

Mi spaventa e mi entusiasma l’idea di un palcoscenico dove non è troppo tardi per interpretare e vivere altre scene, altre storie…

Ecco, essere il protagonista della propria storia…

*******************************************************************************

Buongiorno,

è stata una bellissima esperienza.

Appena ho letto del progetto, mi sono incuriosita e subito iscritta, e, visto che il silenzio non mi appartiene, ne ho parlato con amici che, con entusiasmo, ho coinvolto nella serata.

L’idea di rimanere in silenzio per tanto tempo mi preoccupava ma al tempo stesso mi stimolava.

Sono stata a mio agio, senza nessuna necessità di parlare e soprattutto con la voglia di stare in silenzio.

Concedersi 12 ore per se stessi e in silenzio è stato un bel regalo.

Bella la sensazione di uscire la mattina dal teatro, nuova, aprire la porta e riimmergersi nel rumore, fastidioso, ancora intontita dal silenzio……

Grazie per l’idea, per il progetto.

Vi chiedo una cortesia, non sono riuscita a trovare i testi letti durante la serata e volevo sapere se potete inviarmeli, soprattutto quello letto prima di addormentarci.

Complimenti a tutti e buon lavoro

Vi chiedo di inviarmi notizie su altri eventi e/o progetti

Buona giornata.

******************************************************************************

sognare-a-teatro_06

Buongiorno,

vi scrivo per ringraziare tutti coloro che hanno preso parte e animato l’evento Sognare a teatro, per avermi e averci permesso di vivere una così bella esperienza. Ogni passaggio e ogni momento della serata è stato unico, a momenti magico mai scontato o banale.

Spero che in futuro possiate organizzare altri eventi o spettacoli così originali e coinvolgenti.

Vi vorrei chiedere anche se fosse possibile avere una registrazione della meditazione guidata dal vostro attore/guida (mi dispiace non conosco il suo nome).

Di nuovo un grazie di cuore.

********************************************************************************

Insonnia a teatro

Che ci faccio qui, in questo teatro vuoto, le luci si sono spente, l’ultimo racconto è finito, il sottofondo sonoro svanito. Ci sono solo delle lucine intermittenti sul soffitto, dei riverberi accanto ai palchi, la platea è buia. In un angolo del palcoscenico, una lampada fioca indica il percorso verso i camerini. Si intravede appena il biancore delle lenzuola, dieci lettini identici al mio, su cui sono distesi dieci corpi immobili. Perché dovremmo dormire, ora che tutte le storie si sono concluse. Quella iniziale – Matteo e Viola – ci ha messo bruscamente di fronte alle diverse età della vita, allo scorrere inesorabile del tempo, lasciandoci attoniti. Ma il movimento corporeo, con la guida di Elisa, ha avuto un effetto rilassante, benefico, ha sciolto la tensione. Poi Luigi ci aspettava sul palco del Saloncino, ad occhi chiusi, concentrato; le sue parole suonavano familiari, almeno a quelli di noi che fanno parte della piccola comunità che è il gruppo di meditazione.

Ma ora che non ci sono più parole, né gesti, né sguardi, vorrei andare via. Le ore qui al buio sono lunghe, lunghissime. C’è l’odore forte del legno del parquet misto a polvere, mi cola il naso, forse è una reazione allergica. Mi manca l’aria fresca della notte, l’aperto, camminare per le strade. Vorrei tornare a casa, ma non so come uscire di qui; ho letto e firmato il piano di emergenza, ma la via di fuga non era indicata. E se scoppia un incendio? Un corto circuito è sempre possibile, il tecnico penserà ad evacuarci? Non so neppure in quale direzione fuggire, e dietro le quinte c’è un dedalo di corridoi, salette, scale. Elisa ci ha augurato la “buonanotte” ed è sparita dietro il tendone, dormirà qui? Ha lasciato sul tavolo il numero di telefono del custode, ma se lo chiamo disturbo tutti. Sento il respiro dei corpi vicini, alcuni già compagni di meditazione e di viaggio, altri mai incontrati fino a stasera. Certi sono già scivolati nel sonno, ascolto il respiro profondo e cerco di lasciarmi portare da quel ritmo; ma il sonno non viene, la melatonina non sembra far effetto. Deve essere ormai notte fonda, ancora qualche ora e sarà finita. Questo pensiero mi rassicura, mi assopisco un po’, un sonno leggero per un tempo indefinito, nessun accenno di sogni, impossibile sprofondare nella fase REM, altro che sognare a teatro…

Mi riscuoto, che ore saranno? Qualcuno si alza, sia avvia verso i camerini. Finalmente si leva una musica in sottofondo, annuncia che sono le sette, una luce crescente illumina il paesaggio dipinto sul fondale del palcoscenico, anche questa notte è passata. Elisa sbuca dal tendone augurandoci un festoso “buongiorno”. È un piacere vedere la luce dell’alba che filtra dalla finestra aperta sulla corte, dove c’è un grande abete; un piacere sentire il corpo che si risveglia seguendo i movimenti che lei propone, l’energia che riprende a fluire, riscoprire il valore di uno sguardo o di un gesto, giocare col corpo degli altri. Un piacere condividere la prima colazione in silenzio, sentire il calore del the in gola, gustare il dolce, ascoltando ancora una storia. L’ultima.

Vorrei che non finisse tutto, adesso, che il teatro ci accogliesse ancora, che avesse in serbo altre tappe a sorpresa per noi. E quando Elisa annuncia che il nostro viaggio volge al termine sento un groppo in gola, quasi una voglia di piangere. La seguiamo a malincuore verso l’uscita, ci salutiamo con poche parole. Ci attardiamo ancora un po’ nel foyer, ma lo sguardo del custode ci suggerisce che è ora di andare. Le porte del teatro si richiudono alle nostre spalle, ma noi restiamo lì davanti, a parlare, a scambiarci impressioni, incapaci di sciogliere il gruppo, quella complicità che ci unisce da dodici ore ormai.

Dopo, andando per le strade, abbiamo uno sguardo diverso sulla città.

La sensazione di spaesamento è stata forte, ma forse questo è implicito nello scardinare le abitudini.

L’effetto di un piccolo viaggio come questo è anche riscoprire la propria quotidianità, il valore delle abitudini. Lo si capisce dopo, quando si torna a casa, si ritrovano i propri spazi e si pensa al teatro non più come spazio di cui fruire per qualche ora come spettatori, ma come un luogo da percorrere facendo esperienza. Un luogo da abitare.

********************************************************************************

sognare-a-teatro_07

Caro Bacci,

la notte del 28 è stata per me un’esperienza emozionante condotta in maniera perfetta. Suoni, colori, musiche, voci si sono incontrati all’unisono stimolando in noi i sentimenti più intimi che poi si condensano nel grande amore, passione per il teatro.

Grazie, da ripetere.

********************************************************************************

Esperienza nel complesso entusiasmante ed unica, ma vorrei chiedervi qualche chiarimento.

Non ho capito la scelta dello spettacolo lettura iniziale, sul quale non ho niente da dire in merito alla spettacolo in sé, ma nel contesto l’ho trovato fuori luogo, oppure non ne ho capito il senso…

Sognare a teatro già evoca un mondo interiore di sogni, poi la nostra guida ci ha spiegato che sarebbe stato un percorso individuale, intimo… silenzioso… E troviamo uno spettacolo denso di parole, contenuti e a parere un tema che ha generato inquietudine e disagio… Mi sarei aspettata qualcosa di più poetico, aulico, immagini, suoni, anche parole ma con un’atmosfera propedeutica al percorso che avremmo fatto nella notte.

Infatti quello che è venuto dopo era perfettamente in linea con questo concetto.

L’allestimento dei letti nel teatro è stato fantastico. Un’esperienza che non dimenticherò.

Grazie.

********************************************************************************

sognare-a-teatro_08

Ho partecipato alla serata Sognare a teatro di martedì 27 settembre.

Esperienza straordinaria! Fuori da ogni ordinaria abitudine e perciò preziosa.

Avevo letto l’invito sul Corriere fiorentino, che leggo abitualmente, e subito l’idea mi aveva intrigato. Dormire sul palco della Pergola! Suggestione fantastica… mi sono iscritta.

Certo qualche titubanza c’era. Non è facile staccarsi dalle nostre abitudini specialmente per dormire ma decidere di farlo mi è sembrata una piccola vittoria su me stessa.

In cambio c’era la proposta di un breve ma intenso viaggio.

E così è stato. Lo stato d’animo nell’attesa della serata è stato come quando si deve partire: un mix di ansia, timore, sogno, curiosità…

Siamo stati accolti dalla gentile Signora Elisa che ci ha fatto da guida e che ringrazio per il suo sorriso rassicurante.

Tutto è stato accuratamente predisposto, tutto per farci sentire a nostro agio.

Carino l’intrattenimento, bella la ginnastica quasi una danza perché ci ha permesso di incontrarci gli uni con gli altri, delizioso il momento della tisana ed eccezionale l’incontro con il Professor Lombardi Vallauri, che stimo molto, e con la sua meditazione.

Infine il momento forse più atteso: l’ingresso sul palco…pura emozione!! Il grande lampadario centrale, le lampade ottocentesche dei palchetti, i velluti rossi, il grande teatro era tutto lì per noi.

E quei lettini bianche e rossi: che tenerezza. Comodissimi e morbidi.

Non ho avuto difficoltà ad addormentarmi, anzi sono stata bene, rilassata, come avvolta in una atmosfera magica.

La mattina è arrivata presto. Una musica dolce ci ha svegliati.

Poi la ginnastica, la bella colazione, la lettura sull’uomo dei sogni: la giornata è cominciata nel modo migliore!

La mia esperienza è stata positiva. Il viaggio piacevole. Il silenzio un compagno.

Grazie per avermi dato questa occasione.

********************************************************************************

Angoscia, tristezza. Il tema della morte mi è così vicino ultimamente. Dolore. Forse meglio tirarlo fuori… vedere cose… fare esperienze. Questo spettacolo, questa prima storia mi trasmette questo.

Il viaggio interiore sta iniziando…

Sto iniziando a capire… o forse no.

Relax.

Silenzio.

Pace.

Assenza di rumori.

Ticchettio di tazze.

Profumi di menta e liquirizia.

Mani calde…

Compagne di viaggio… ora un po’ vi conosco.

Evasione. Lasciare la mente, sentire il corpo, l’energia che ci unisce.

Basterebbe davvero poco.

Sembriamo figure di un dipinto.

Silenziose e immobili. Ma ognuna con la sua storia che non è stata svelata.

Non bisogna aver paura di guardarsi negli occhi… per capire le persone.

Ma io ne ho troppa.

Gli occhi ridono se si guardano bene. Li riconosco quelli che ridono. Ho riconosciuto almeno 2 compagne di viaggio i cui occhi ridevano.

Ora va meglio. Sento energia. Mi piace il silenzio, mi fa paura ciò che non conosco. Mi fa paura il giudizio degli altri. Mi fa paura il mio essere in mezzo agli altri. Il mio essere dal di fuori… non ciò che sento io interiormente.

Ma forse non ne vale la pena. Tanta fatica per essere chi. Solo per sentirsi accettati. Ma secondo quali canoni? Ognuno dovrebbe avere i suoi.

Il silenzio… a colazione… è un momento davvero magico.

Far parlare i cucchiaini con le tazze e la marmellata, gustare i sapori, scaldarsi col caffè appena fatto… e annusare i profumi. Si sentono molto più intensi.

Siamo fuori.

Boccata di aria fresca mattutina.

Bellissima giornata.

Ciao a tutte… e grazie.

********************************************************************************

sognare-a-teatro_09

Buonasera,

ho avuto la fortuna di partecipare all’evento Sognare in teatro il 24 settembre scorso.

Ci tenevo a ringraziarvi per la bellissima esperienza e a farvi i complimenti per l’equilibrio e la delicatezza con cui si sono susseguiti i vari appuntamenti.

La vostra guida discreta poi ci ha accompagnati lentamente in una dimensione altra.

Spero di avere ancora l’occasione di partecipare ai vostri progetti per adesso grazie e ancora complimenti.

Saluti.

********************************************************************************

NOTTE A TEATRO – LETTI SUL PALCO

Una proposta unica.

Dodici ore notturne, dalle otto alle otto, in completo silenzio, tra i corridoi, le stanze, il palcoscenico del teatro della Pergola.

Dodici persone e una guida che ci accompagnava tra proiezioni, letture, storie fantastiche, meditazioni, tisane, esercizi dolci per rilassarci e ascoltarci, fino a comunicare con gli altri senza parole, ma con sguardi e gesti, riuscendo a creare coreografie di gruppo.

Un po’ teatro, un po’ riflessioni su se stessi, un po’ immaginazioni e sorpresa per l’eccezionalità dell’esperienza.

Dodici letti ci aspettavano, allestiti sul palcoscenico, le luci della platea e dei palchi silenziosi e vuoti erano già soffuse e si affievolivano sempre più, mentre una voce sussurrava di viaggi, come una fiaba della buona notte e noi ci siamo addormentati davanti al semicerchio dei palchi e con l’abbraccio della platea deserta. Abbiamo dormito immersi nelle tracce di parole e gesti di mille storie, quelle recitate nei secoli sulle tavole di legno del palcoscenico: abbiamo recitato noi una delle nostre notti, vi abbiamo giocato i sogni di quella notte, anche se non si ricordano…

Al mattino gli ultimi movimenti per riprendere e riavviare con cura ed affetto la nostra fisicità, l’ascolto di un’ultima fiaba e una colazione lenta e silenziosa, sorridente e partecipata con i compagni di avventura.

Poi l’uscita dal teatro nella mattina di sole, ma fresca di autunno, il ritorno alla quotidianità con la sensazione di aver vissuto qualcosa di bello, di essermi regalata la ricchezza del tempo di quella notte diversa dalle altre.

************************************************************************

Buongiorno,

ho aspettato qualche giorno a scrivere perché avevo bisogno di accertarmi che le mie sensazioni rimanessero tali e non fossero dettate dal momento.

Ho partecipato alla prima serata dell’evento Sognare a Teatro e devo dire che è stata un’esperienza molto forte e intensa, culminata nel trascorrere la notte su quel palco che tanto ha vissuto e fatto vivere al pubblico.

È stato strano trovarsi, per una volta, “dall’altra parte della barricata” ed osservare le poltrone vuote di fronte a noi, immaginando magari che a sedere ci fossero quegli artisti, in vita o oramai non più, che tante volte ci hanno fatto ridere, piangere, commuovere…

Tutte le esperienze vissute quella notte sono validissime se prese singolarmente, e non ultima la splendida lettura regalataci durante la colazione.

Solo una cosa mi ha un po’ destabilizzato: il SILENZIO durante la notte non mi è pesato, ma ho purtroppo avvertito una sensazione negativa durante la colazione ed il saluto finale… come di “costrizione”, quando invece sarebbe, forse, stato più rilassante un momento di condivisione e anche di liberazione.

Lo stare ad una tavola è un momento lieto, che secondo me merita di essere condiviso se si è in compagnia di altre persone, e soprattutto quando esso segue un’esperienza così intensa può servire anche da confronto e da, appunto, liberazione.

Invece almeno io mi sono, diciamo, “portata dietro il personaggio”… e credo che questo possa influenzare, in alcuni casi e considerato che non si sa nulla dell’intimo delle persone che partecipano a queste esperienze, la giornata o addirittura la vita di chi al mattino esce dalla porta del Teatro.

La mia è comunque solo una modesta considerazione che nulla toglie all’originalità ed alla validità dell’iniziativa, pertanto Vi rinnovo i miei complimenti e Vi ringrazio per l’opportunità datami!

************************************************************************

Buongiorno,

E prima di tutto, ancora un grazie per la meravigliosa esperienza che ho potuto vivere per merito vostro. E’ passato quasi un mese, durante il quale sono stata, sì, distratta dai mille impegni che trascinano la mia vita, ma non ho certo dimenticato il meraviglioso sogno che mi avete fatto vivere, quel sogno che esisteva dentro di me e aspettava solo un segnale per uscire e volare.

Quando ho letto per la prima volta di questo progetto, confesso di non essermi posta molte domande circa il percorso che avremmo intrapreso: per quanto mi riguardava, quello che mi attraeva senza possibilità di resistenza era la prospettiva di realizzare un sogno che avevo in testa ormai da anni, quello di dormire su di un palcoscenico. Non sono, purtroppo, un’attrice, e non ho mai provato seriamente a diventarlo, perché la vita mi ha portata per altre strade, ma la passione per il teatro, che peraltro ho ripreso di recente, è sempre rimasta in sottofondo nella mia vita complicata e difficile.

Ho, quindi, seguito il percorso senza chiedermi niente, immergendomi in questa esperienza, senza farmi spaventare dalle dodici ore di silenzio o dal dovere parlare con me stessa: malgrado sia sposata, lavoratrice a tempo pieno e piena, come dicevo, di impegni, pratico regolarmente il dialogo con me stessa, consapevole del fatto che ciascuno di noi è per se stesso la prima persona cui dare fiducia e sulla quale contare. Il difficile è sempre trovare il tempo per farlo, e, anche in questo senso, dodici ore di completo isolamento dal mondo sono assolutamente preziose.

Ho vissuto questa esperienza in modo molto introspettivo, percependo solo marginalmente l’interazione con gli altri partecipanti, ma non si è trattato di isolamento: è stato un cercare se stessi per mettere poi il proprio io a disposizione degli altri, perché solo essendo noi stessi possiamo essere utili anche al mondo esterno. In questo senso, la meditazione guidata del Prof. Lombardi Vallauri mi ha aiutata a fare il punto della situazione confermandomi che, almeno per il momento, la strada che sto seguendo è quella giusta per me.

Ho amato la bella favola distopica di Viola e Massimo: mi è sembrato che ci venisse mostrato tutto il peggio del mondo e di quello che il mondo potrebbe diventare, per poi spingerci a chiudere tutto fuori e a concentrarci solo su noi stessi e sul nostro dialogo interno. E davvero mi sono sentita, per la prima volta in tanti anni, libera, e ho imparato a individuare e apprezzare ancora di più i piccoli momenti di libertà che mi ritaglio a fatica, stretta nella morsa della vita di ogni giorno. Scrivere, recitare, leggere, pensare, cantare, ballare, ma anche sorridere con complicità, difendere un amico, urlare le mie idee, combattere per i miei diritti. Queste sono le mie piccole, enormi libertà, che chiedono ancora più spazio per affermare se stesse.

Chiudere gli occhi su quel palcoscenico, per me, è stato come sentirmi a casa. Non l’ho percepito come uno spazio aperto e cupo, ma come un nido avvolgente e caldo, come un generatore di sogni più veri della stessa realtà, che, purtroppo, si è ripresentata prepotentemente nella mia solita, sottile ansia di “arrivare in ritardo”, che ha fatto sì che fossi sveglia molto prima che le rade note del pianoforte mi richiamassero all’inizio del giorno. Terrò, però, sempre a mente la morale suggeritaci dal racconto che Silvia Pasello ha letto per noi durante la colazione: dobbiamo veramente liberarci dai sogni sognati? No! Abbiamo una scelta: possiamo inglobarli nella nostra vita, viverli! Questo è quello che continuerò a cercare di fare, come ho fatto finora e come questa esperienza, ancora con maggiore forza, mi ha stimolata a fare.

Ecco, queste sono solo alcune delle mie impressioni di quell’incredibile notte che ho passato con voi. Vi lascio due poesie, bruttine ma sincere, che ho avuto l’istinto di annotare sul quadernetto (normalmente prediligo la prosa). Sperando di poter ripetere presto un’esperienza come questa! Grazie ancora.

Il tè nel Saloncino
come il tè nel deserto:
siamo tutti un po’ berberi,
nomadi, ma cerchiamo una meta;
penne che scrivono,
soffi che si fermano su carta
fra rumore di tazzine
e aroma di liquirizia.
Stanotte, mondo, aspetti:
non sei ancora pronto per noi.

Tu che regali sogni,
regalami anche il mio.
Proteggimi stanotte
con la tua coperta,
ma sii pronto a squarciarla
se voglio volare.
Nel buio
solo la mia lucciola è accesa,
e i pensieri vagano straniti
ma sicuri.
Sono io.
Sono davvero io.
Stanotte esisto.
Domani, di più.

Pin on PinterestShare on Google+Tweet about this on TwitterShare on Facebook