Riflessioni su un manifesto (III)

Si era, in quel tempo, alla vigilia della mitica marcia dei quarantamila: nella lontana Torino, impiegati e quadri sfileranno silenziosamente per chiedere il ritorno alla normalità della città bloccata dai picchetti ai cancelli della Fiat. Dal 7 al 12 di ottobre, però, nella lontana Firenze la vicenda dei licenziamenti di massa nella principale fabbrica automobilistica italiana era solo una voce portata da televisione e giornali. A teatro c’era voglia di lietitudine: logico che alla Pergola sbarcasse A che servono questi quattrini ?, classico partenopeo vergato da Armando Curcio, rappresentato dalla Compagnia di Carlo e Aldo Giuffrè. Dei due sopravvive oggi solo Carlo, insieme hanno caratterizzato una stagione intera del cinema, del teatro e della televisione con il loro accento partenopeo.

Come sempre scorriamo il manifesto verso il basso e troviamo alla voce organizzatore rappresentante il nome di Lello Vianello. Lello è stato l’impresario vero, quello di una volta modello bambole non c’è una lira. Nato a Napoli, ha passato in teatro il 97% della sua esistenza. Si era fatto le ossa con la rivista “di base”, quella con le ballerine in carne e le “gattamortate”, per poi lavorare come organizzatore con tutti i grandi, da Macario a Bramieri, da Walter Chiari alla coppia Pisu/Del Frate. Era poi passato alla prosa per il declinare dello spettacolo leggero, e anche lì aveva collaborato con tutti maggiori nomi. Naso molto evidente e rubizzo, capelli che con l’andare degli anni si erano fatti totalmente canuti e lo rendevano somigliante a Georges Hautecourt, l’avvocato degli Aristogatti, Lello sostava implacabile accanto alla cassa per verificare sbigliettamento e incassi, sempre pronto a tirare sul prezzo delle spese di pubblicità e dei rimborsi tecnici. Era una miniera di aneddoti e un uomo simpaticissimo, bon vivant e amante del cibo: riusciva a divorare nelle cene a tarda ora quantità inaudite di fritto senza risentirne. Ci ha lasciato nell’ottobre del 2011, ultimo della sua specie.

Risaliamo un poco la locandina, e sempre a sinistra come assistente artistico troviamo un nome  familiare, quello di Sebastiano Lo Monaco, proprio lui, uno dei protagonisti di questa stagione. All’inizio della sua carriera (aveva appena debuttato come attore) faceva esperienze stando dietro le quinte.

(R.V.)