Riflessioni su un manifesto (I)

La collezione di manifesti conservata al Teatro della Pergola, tra Archivio degli Immobili e tempi più moderni, è praticamente sconfinata: il primo e più antico di questi documenti risale al 1746. I manifesti e le locandine teatrali sono un genere strano, un’impronta profonda dello spettacolo. Prima che fossero escogitati i mezzi di riproducibilità della realtà, il manifesto era una delle poche memorie possibili di un fatto teatrale. Sarà per questo che ispirano molti ragionamenti, e ricordi.

Recentemente, il celebre corniciaio di Via della Pergola ha trasferito la propria attività altrove. nello svuotare la bottega, sono saltati fuori alcune nostre locandine, conservati lì da chissà quanto tempo in attesa di lavori per i quali evidentemente non abbiamo trovato i fondi. Srototolare vecchie locandine è emozionante come aprire uno scrigno.

Eccone una, blu, inconfondibilmente anni Settanta. Garinei e Giovannini, l’adattamento di un testo anglosassone rinominato Povera Italia. Siamo nel 1972. Tema scottante per l’epoca, un padre borghese che scopre di avere un figlio gay. Protagonista il mitico Gino Bramieri, allora già ampiamente dimagrito, in elegante pantalone chiaro con la piega ben fatta. Accanto a lui la rappresentanza di quell’onesta classe artistica che ha sorretto per decenni la nostra prosa: la trevigiana Elsa Vazzoler, straordinaria attrice goldoniana e volto di tanti sceneggiati RAI; Ugo Maria Morosi, voce cinematografica del mitico John Goodman nel Grande Lebowski; Paolo Cociani, allora attor giovane, oggi drammaturgo e regista.

E poi c’è lei, Solvi Stubing. Inguainata di nero forse non tutti la riconoscono alla vista, ma il nome è inconfondibile: Solvi Stubing, ovvero chiamami Peroni e sarò la tua birra, immaginario Ganimede  uscito dalla televisione che mesceva i sogni erotici del maschio italiano di metà anni Sessanta. A quel fortunatissimo spot durato per lungo tempo non seguì per la berlinese Stubing una carierà cinematografica all’altezza (da Nudisti all’isola di Sylt a Nude per l’assassino si salva solo la sua apparizione in Io la conoscevo bene). Pure, eccola lì insieme a Gino Bramieri su una locandina di teatro di quarantadue anni fa, a suscitare una catena di ricordi. Solvi, e la sua birra.

(R.V.)

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