Lo so che tu sai che io non la so

Se incontrate un attore in libertà e non sapete bene cosa dirgli, probabilmente un buon modo per cavarsela è quello di ammirarne la capacità mnemonica. La formulazione più appropriata di una simile ammirazione potrebbe essere più o meno: ma come fai ad imparare tutte le battute a memoria?. Statene sicuri; anche chi interpreta il giovinetto dei sei personaggi, davanti ad una genuina constatazione simile da parte vostra vi sentirà subito amico, prossimo, e questo vi permetterà di portare a casa una conversazione soddisfacente.

Per comprendere lo sforzo che deve compiere la memoria dei cervelli degli attori e delle attrici durante un allestimento, si pensi al fegato delle anatre sottoposte al brutale trattamento per la produzione di foie gras: un’indigestione verbale forzosa sotto forma di orde di parole, costrutti verbali spesso alieni, pause severamente imposte da autori immortali e termini lessicali in grado di far impallidire tutti gli eredi delle famiglie Devoto ed Oli ingrassano e mettono a dura prova i neuroni attoriali alle prese con la memorizzazione delle più o meno infinite battute di un copione. Battute come corpi estranei che la disciplina drammatica dei singoli interpreti dovrà rendere azioni sceniche pregne di significato e far suonare assolutamente inedite ogni volta che vengono pronunciate.

Durante le prove di qualsiasi spettacolo, la memoria del testo da interpretare è spesso l’incubo di attori e registi. Per i primi il problema è duplice: devono imparare il testo – e la varietà delle tecniche impiegate per farlo oscilla tra derive occultiste e la cura Ludovico – e scioglierlo a tal punto che non ostacoli poi la sua interpretazione. I registi infatti sanno bene che fintanto che la memoria dell’attore non è salda qualsiasi lavoro di direzione è pressoché inutile: il cervello del povero attore è infognato quasi sempre nei dubbi del ricordo (Amleto dice realmente o veramente?) per poter organizzare  qualsivoglia investimento emotivo per la scena.

Essendo il teatro il regno delle dis-abilità e di conseguenza delle persone preposte a compensare queste mancanze, esiste una figura preposta alla risoluzione del problema della memoria delle battute: il leggendario Suggeritore. Apparentemente una figura – ed un mestiere – innocuo, chi è preposto a rammentare le battute agli attori coinvolti nelle prove si trova innanzi ad una sfida improba. Rammentare ad un attore o ad un’attrice una battuta dimenticata o incompleta richiede uno straordinario tempismo oltre che una gestione del volume vocale finissima. Si deve anticipare la battuta ma non si deve risultare ingombranti. Si deve capire quando una pausa di un attore è una pausa dell’interpretazione o invece un buco di memoria profondo quanto la fossa delle Marianne. Si deve sopportare placidamente l’aggressivo schioccare delle dita di chi prova a ricordare, disperato segnale d’aiuto nel momento dell’amnesia. Ma più di ogni altra cosa, essere un suggeritore significa fare all’amore col caos, accettare il fatto che per quanto bravo, per quanto fine nel distinguere tra la disperazione e l’interpretazione piena di pause, alla fine per un suggeritore dare una battuta è sempre e comunque un salto nel buio: non si può esser mai certi che un suggerimento sia necessario o meno. Una percentuale di imprevedibilità non scongiurerà mai – mai – la possibilità che l’attore, davanti ad una battuta suggerita, non interrompa la sua recitazione e non emani uno stentoreo la so!. Nell’istante in cui quelle quattro lettere infrangono con violenza l’aria, il suggeritore può scegliere con coraggio di incrociare lo sguardo dell’attore e cercare di capire, guardando in fondo alle sue pupille, se egli abbia mentito, millantando una memoria che di fatto non possiede oppure se egli sia di fatto padrone della battuta. La certezza non si avrà mai.

Nei sei personaggi in cerca d’autore Pirandello ha modo di scagliarsi contro la figura del suggeritore, additato nel testo come un custode della finzione e nemico della scena e del lavoro degli attori. Che l’autore di Agrigento abbia ragione o torto, poco importa; il suggeritore è uno di quei mestieri che progressivamente vanno scomparendo dal fare teatro, indipendentemente dal fatto che gli attori avranno comunque e sempre problemi a saperle, le battute. Il dibattito sulla sua utilità è così troncato alla radice senza particolare rumore e rimane soltanto un episodio all’interno del dramma pirandelliano.

In ogni modo. Qualunque cosa riservi il futuro al suggeritore forse la cosa migliore è fare nostra e trasformare la conclusione del celebre monologo del portiere nella tragedia di Macbeth.

Ricordatevi del suggeritore!

(Giacomo Bisordi)

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