La saggezza del Dott. Malcolm

Essere fiorentini in questi giorni offre un grande vantaggio: per le strade di Firenze sono da poco comparsi i nuovi manifesti di Sei personaggi in cerca d’autore. Su di essi il volto di Gabriele Lavia – unito a quello degli altri cinque protagonisti della fantasia pirandelliana –  è pronto ad ammonire col suo sguardo severo la condotta morale dei passanti. E’ un manifesto dal sapore vagamente cinematografico che trae forza dall’incontro con l’occhio dello spettatore occasionale; il manifesto guarda chi guarda in una sorta di sinistra riflessione che prelude e sintetizza i temi dello spettacolo.

Qualunque cosa pensiate di quel manifesto – la cui genesi, ricca e piena di tappe intermedie, richiederebbe una riflessione apposita – sappiate che la sua apparizione rappresenta per l’allestimento dello spettacolo l’inizio dell’insidiosissimo percorso finale. Oggi si spende qualche parola su questo, su quell’inizio della fine che è croce e delizia di qualsiasi processo generativo teatrale. E’ un momento che più di ogni altro restituisce l’idea stessa del significato dietro alla costruzione di uno spettacolo. Un momento in cui l’ansia per la creazione di qualcosa si fa improvvisamente estrema. Non si sa bene quando è, non è un giorno misurabile con una precisa formula matematica. Forse nasce in principio nel cuore del regista, e a seguire in tutti gli altri, quando egli si rende conto che ormai non si può più tornare indietro. Quando le scelte intraprese sono di fatto irreversibili e implacabilmente dirette verso il giudizio finale degli spettatori

Forse un concetto del genere, per chi ancora non ha transitato il mezzo del cammin di nostra vita è la più serena simulazione di quello che significa essere più in là con l’esistenza, nella fase in cui ciò che abbiamo deciso è ormai pressoché definitivo.

In ogni modo, negli occhi e nella mente della compagnia attualmente al lavoro con il capolavoro pirandelliano, si fa strisciante in queste ore il pensiero che pochi giorni mancano al debutto e che la possibilità di provare a capire come stare in scena al meglio si fa sempre più esigua. Stanno giungendo i costumi definitivi, stanno per essere definiti i tanti effetti luce che caratterizzeranno lo spettacolo; ora come non mai la follia che è il teatro, quel correre malato verso un istante in cui tutto si brucia e di cui non rimarrà che un cumulo di cenere, si avverte sul palco della Pergola. La sensazione, sicuramente non priva del suo suadente masochismo, ha il suo indubbio fascino. Ma la consapevolezza di ciò non allenta affatto la tensione di attori e tecnici alle prese con l’esaurirsi del tempo a loro disposizione.

Presto il folle rituale avrà la sua più romantica e a tratti mistificante definizione: le foto di scena. Scatti su scatti che avranno il compito disperato di catturare una flebile traccia di ciò che avverrà (e sarà avvenuto) sulle assi del palcoscenico. Mute e parziali testimonianze di questa corsa affannosa che avrà come ricompensa l’eventuale tributo di battiti di mani da parte del pubblico.

Come antidoto a quest’ansia che potrebbe tranquillamente paralizzare chiunque c’è un’idea: alla fine, che le prove siano state efficaci, che la regia sia stata più o meno incisiva e determinata, che la recitazione sia stata calibrata al meglio o no, sarà (purtroppo o per fortuna) il caso a stabilire il risultato definitivo. In fondo costruire uno spettacolo teatrale altro non è che assicurarsi la più alta probabilità che succeda esattamente qualcosa di scelto sulla scena, con un relativo altrettanto deciso (e studiato) effetto sul pubblico. Fortunatamente, è proprio il caso a generare quella variabile che rende – come recita il tanto caro luogo comune che i teatranti della Repubblica amano ripetere – ogni recita diversa. Ogni attore, ogni tecnico coinvolto nello spettacolo sa che dovrà di replica in replica limitare il più possibile l’incidenza della casualità sul suo lavoro. Si tratterà di limitare perché impossibile sarà evitare una anche seppur minima forma di variabilità.

Infatti, citando il dottor Ian Malcolm di Jurassic Park: (sulla scena) la vita troverà il modo. Nonostante tutto e tutti.

(Giacomo Bisordi)