Nasce Scritture. Scuola di drammaturgia.
Intervista a Lucia Calamaro

Foto Alessandro Carpentieri

La scuola di drammaturgia Scritture nasce dall’iniziativa di Riccione Teatro, Teatro Stabile di Bolzano, Fondazione Teatro della Toscana, Teatro Bellini di Napoli e Sardegna Teatro: l’unione – di soggetti teatrali che geograficamente rappresentano, dal Nord al Sud, l’intera penisola – può essere una risposta per affrontare questo complesso periodo storico legato alla pandemia?

Sì. Può e deve esserlo. E lo sarà. L’unione è fondamentale. Da solo non si salva nessuno. Lo scivolamento inconscio di paradigma da “comunità” a “immunità” va ostacolato in tutti i modi. Il teatro, che nasce e cresce unicamente per e con l’altro, è un potente antidoto contro questo slittamento epistemologico non dichiarato ma in corso. C’è un bel da fare. Questo è un inizio.

 

È difficile riuscire a capire di cosa dovrebbe parlare il teatro in questo momento? Quello che accade all’esterno può influenzare il carattere e la tipologia della scrittura sul palcoscenico?

Più che difficile, direi impossibile, a livello verbale. È un periodo che ci sta lasciando senza parole. E non è detto che sia un male. Siamo testimoni e protagonisti di un’enorme e potente transizione. Siamo squassati, scombinati, rotti. Ci manca tutto. Ma non possiamo permetterci di dimenticare il futuro. E il teatro che verrà, quello a cui appartiene Scritture, se ne deve occupare per forza. È una nostra responsabilità.

 

Quali sono i principi di ispirazione di questa scuola di drammaturgia? Il bando cita Voltaire e richiede, per l’ammissione, un breve dialogo sul “niente”: qual è l’origine di questa scelta?

Io cerco, come un’assetata nel deserto, il talento. Che è molto visibile, ma per ragioni a me ignote, in Italia spesso ignorato o addirittura ostacolato. L’idea fondante di questa coalizione di istituzioni è smettere di fare finta che il talento sia altrove. È qui. Anche qui. Basta dargli una chance. E tutti noi siamo qui per questo: per aiutare i talenti nel loro percorso di fioritura. Rispetto al “niente”, ho una mia teoria o debolezza: se non sai stare nel vuoto, non puoi fare questo mestiere. La scuola è un grande allenamento alla frequentazione del dubbio, dell’impasse, del fallimento. Gomito a gomito con queste istanze paludose della creazione, diventi te stesso.

 

Le sue drammaturgie è come se seguissero un metodo estremamente personale, che è il risultato di un mix tra regia e scrittura: i testi sembrano essere stati scritti per gli attori e, viceversa, gli attori, in un certo senso, vengono utilizzati per scrivere. In che modo la Scuola di drammaturgia Scritture accoglierà questo intimo processo creativo?

Ho imparato abbastanza presto, iniziando la mia pratica come attrice a 16 anni, che il teatro non si fa a tavolino, non si fa con le idee solitarie, non si fa con te stesso. Il teatro è con e per l’Altro. È unicamente transitivo ed accade, si dà, come evento, unicamente in presenza di pubblico. Questo significa che dentro la parola ALTRO, c’è un sacco di gente. Se qualcosa posso e voglio trasmettere con questa scuola è questa idea: tu non lavori per te, ma per noi. Senza NOI, non c’è teatro. È una pratica che sopporta male il pronome IO, e con difficoltà il TU. Minimo occorre la prima persona plurale.

 

In passato ha detto che la narrazione italiana ha rinunciato da tempo alla rappresentazione del dolore e del pathos: questa condizione può essere ancora valida?

Chi lo sa… Forse adesso ci siamo tutti ricordati che siamo animali morenti. Prima di questo scossone pandemico la mia sensazione era quella di convivere con immortali…

 

Com’è il suo teatro ideale?

Ancora lo cerco, ma quello che so di sicuro è che se non include anche te, è sbagliato.

 

Che cos’è la scrittura? Una sua definizione.

Conoscenza. La scrittura è la tecnica umana più sofistica e antica per creare conoscenza.

 

Angela Consagra