Formazione e cultura per una società migliore. Intervista a Cristina Giachi

Formazione e cultura: sono due parole fondamentali e imprescindibili per il suo percorso professionale e umano?

Sono due parole molto importanti e si riferiscono entrambe ad un settore fortemente colpito dalle misure restrittive legate alla pandemia. Credo fermamente, però, che descrivano un allenamento educativo indispensabile per la costruzione di una comunità di cittadini capaci di innovazione sociale e di riflessione, in grado di affrontare con lucidità anche questi frangenti drammatici che stiamo vivendo. La crisi ci ha fatto capire, con forza sempre maggiore, che i consumi culturali devono essere sostenuti: formazione e cultura sono strutture nevralgiche della nostra società volte a favorire l’apertura mentale e la curiosità di ogni essere umano. Dal punto di vista dell’educazione dei cittadini, la cultura ha una funzione maieutica indispensabile: in assenza di cultura e formazione, di idee e di valori che ispirino il nostro pensare e il nostro agire, come possiamo immaginare una società del futuro? Privi di sollecitazioni culturali, pian piano i nostri orizzonti si chiudono: in una realtà come quella italiana, che ha alcuni dei suoi asset fondamentali nella presenza del patrimonio culturale, ciò può portare a danni irreparabili. L’Italia è un Paese intriso di cultura, ecco perché occorre mettere questi temi al centro della progettazione del futuro: uno dei modi principali per attuare questo proposito, dal punto di vista della politica, è entrare nella vita dei cittadini sostenendo il consumo culturale. Possiamo uscire dalla crisi soltanto andando avanti, guardando ad un mondo nuovo in cui ci si dispone a mettere a posto le cose, non pensando di ritornare indietro a come eravamo organizzati prima della pandemia.

 

Tra i suoi prossimi progetti, come Presidente della Quinta Commissione “istruzione, formazione, beni e attività culturali” del Consiglio Regionale della Toscana, ha detto che sta pensando ad una nuova legge sulla cultura…

Questo proposito si sta adesso concretizzando nel contributo della mia commissione alla scrittura dei “provvedimenti-ristoro” della Giunta e del Consiglio Regionale dedicati al mondo della cultura, anche se personalmente io penso a un progetto più strutturale, che possa essere di sostegno agli operatori culturali sul periodo medio-lungo. Il primo passo sarà ascoltare tutti i gruppi interessati – si sono costituiti diversi comitati e gruppi di interesse al riguardo – nell’ambito delle grandi istituzioni del teatro, della musica dal vivo e del cinema, della produzione culturale contemporanea: dobbiamo immaginare un percorso da fare insieme, dando vita a provvedimenti concreti che incidano sugli assetti complessivi di questi settori. Proprio in queste ore sto depositando una mozione in Consiglio sulla possibilità di prevedere detrazioni di imposta dei consumi culturali, dei biglietti del teatro e del cinema, così come dei musei: come per le spese mediche, che sono deducibili, anche la produzione culturale dovrebbe diventare tale, in quanto rappresenta una medicina per l’anima, per la mente e per il cuore di ognuno di noi. L’obiettivo è quello di riconoscere e di distinguere la cultura dal semplice consumo velleitario di beni, che è fine a se stesso: formazione e cultura generano un effetto moltiplicatore dei benefici e per questa ragione devono essere sostenute. Procedendo con decisione in questa direzione, la politica può, anche simbolicamente, sottolineare il valore della cultura come bene primario.

 

Immagine Clara Bianucci

 immagine Clara Bianucci

 

Dal ruolo di Vicesindaco della città di Firenze alla nuova nomina della Regione Toscana: questo passaggio rappresenta una sfida?

È chiaro che la prospettiva regionale è molto diversa da quella di una singola città, anche se la città è Firenze, e come tale costituisce una parte importante del potenziale culturale toscano. Rispetto alla mia esperienza precedente in Comune come Assessore e Vicesindaco, il passaggio alla Regione Toscana si configura sicuramente come un allargamento di orizzonti. Da quando è iniziata la mia esperienza politica, ho sempre ricoperto ruoli di governo e non avevo mai lavorato in un’assemblea, soprattutto, in un’assemblea legislativa come il Consiglio Regionale che è di fatto un piccolo parlamento. Si tratta di una sfida, molto bella, perché senti di incidere sulla vita delle persone in una prospettiva diversa dal provvedimento amministrativo quotidiano: si è chiamati a scrivere norme che danno una risposta forse meno immediata, ma che sono determinanti per gli assetti generali e in grado di condizionare il futuro. Devo dire, inoltre, che l’incarico della Presidenza della Commissione non era per niente scontato e mi ha fatto davvero piacere essere scelta per ricoprirlo, perché è un ruolo importante nel funzionamento dell’Assemblea legislativa, e poi perché tratta i temi a me più cari: istruzione, formazione, beni e attività culturali.

 

La crisi che ci ha investito tutti, in maniera così prepotente, può significare anche un’opportunità per ripensare il futuro?

La crisi, nonostante tutto, ha sempre in sé un elemento di occasione, portando con sé delle opportunità. Pensiamo, per esempio, al cinema sulle piattaforme: è un’opportunità nuova di irraggiamento e di diffusione dei nostri festival e del nostro cinema. La dimensione della visione da remoto di uno spettacolo o di un film ha dei forti limiti, ma allo stesso tempo consente anche opportunità di diffusione sulle quali dovremo lavorare in futuro, per non perderle e per farle invece diventare una ricchezza da aggiungere all’indispensabile esperienza fisica e di vicinanza nella fruizione dei beni culturali, che siano essi musei, mostre, cinema e teatri. Lo spettacolo dal vivo non potrà mai essere soppiantato da uno spettacolo in remoto: “dal vivo”, appunto, è questa la caratteristica essenziale e la sua magia.

 

Da spettatrice assidua, che cosa le manca di più del teatro?

Andarci, proprio fisicamente. A noi spettatori manca organizzare ‘quel tempo’, dedicato esclusivamente alla visione e al pensiero del teatro: sentiamo l’assenza di quella preparazione e concentrazione uniche, che inducono a recarsi in un luogo speciale adibito alla rappresentazione, condividendo con altre persone la stessa esperienza. Questa emozione è insostituibile. E la sua assenza produce una vera nostalgia.

 

Angela Consagra