Il mare tempestoso dell’attore

Massimo Popolizio incontra gli allievi del Corso di Formazione per Attori Orazio Costa

Dopo Gabriele Lavia e Maurizio Scaparro gli allievi del Corso di Formazione per Attori Orazio Costa incontrano un artista eclettico della scena italiana: Massimo Popolizio, attore, regista, doppiatore, ultimo Premio Ubu per l’interpretazione in Lehman Trilogy, interprete privilegiato di Luca Ronconi e di autorevoli autori del grande schermo, dai Fratelli Taviani a Luchetti e Sorrentino. Una conversazione intensa e partecipata, polimorfa ed empirica sul teatro di interpretazione e l’arte dell’attore, sull’osservazione del mondo interiore e in maggior misura di quello che ci circonda, perché l’interpretazione è prima di tutto un’operazione di ricerca e di immaginazione. L’attore è un ricercatore che sperimenta in continuazione e sempre con consapevolezza, sottolinea Popolizio, ed esplorando indaga gli angoli nascosti del proprio essere e si confronta con i propri limiti: “Nessuno si conosce a fondo se non si mette alla prova. […] Conoscere i propri limiti significa superarli o usarli.” I traguardi importanti sono spesso frutto di crisi e dubbi, sentimenti con i quali i giovani attori si confrontano in modo diffuso durante questi primi mesi del percorso formativo. Non solo, la sperimentazione di vari generi espressivi è spesso l’unica via al raggiungimento dell’autonomia artistica ed economica, quindi della libertà, consiglia l’attore ligure.

La conversazione spazia tra argomenti e temi diversi: dall’importanza della tecnica all’incidenza del corpo scenico, dalla sovranità della parola all’importanza della memoria storica e dell’eredità del passato. Si riflette su alcuni luoghi comuni del lavoro dell’attore su se stesso (bisogna necessariamente emozionarsi per fare emozionare? è veramente indispensabile esprimere il proprio mondo interiore per essere dei bravi attori?), sul significato sociale dell’arte scenica nel nuovo millennio e sull’incidenza dei canoni sociali nella definizione del concetto di bravura: “La bravura è un insieme di costruzioni: nel nostro tempo è bravo chi è chiaro e libero.”, afferma Popolizio, mentre decine di occhi attenti lo scrutano con interesse. E ancora, si parla di formazione e della scuola, della sua natura di laboratorio artigianale e delle dinamiche relazionali con i compagni di viaggio. L’attore e regista genovese ricorda gli anni dell’Accademia d’Arte Drammatica di Roma, rammenta Aldo Trionfo, l’allora direttore dell’Accademia, i suoi insegnamenti di scena e di vita e il loro inesauribile intreccio; rimembra soprattutto Luca Ronconi, guida e compagno di tante vittorie sceniche.

Si analizza Il prezzo, messa in scena del omonimo testo di Arthur Miller che vede Popolizio nella doppia veste di protagonista e regista, a fianco di Umberto Orsini, in scena al Teatro della Pergola dal 19 al 24 gennaio. Il Prezzo diventa esempio concreto di tecnica attoriale e di pratica registica da interrogare e con il quale misurarsi. Come rendere un opera minore di Miller necessaria allo spettatore di oggi? Come trasformare la letteratura in immagini vive ed eloquenti usando essenzialmente tre sedie e una poltrona? Queste alcune delle domande che Popolizio pone ai futuri attori. Una via possibile è rendere iper-realistico, quasi acido, un testo senza rilevanti colpi di scena, per poi traslarlo in una scenografia funzionale e in una recitazione ‘espressionistica’, a tratti naturalistica; scegliere una regia ‘invisibile’ che decostruisce l’opera drammatica per poi ricomporla in piani, immagini e rifrazioni diversificate.

Alle domande e curiosità dei giovani allievi segue un bel dono di Popolizio: il copione personale del Prezzo, carico di annotazioni, sottolineature e accenti sillabici, immagine grafica di un mondo di suoni, colori e riflessioni.

[Adela Gjata]

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