Il fonico, il datore luci e HAL 9000

Ormai, tre uscite non si negano a (quasi) nessun spettacolo. Al momento degli applausi è consuetudine invitare gli artisti ad uscire comunque sia andata la recita; non si sta qui a scavare sull’evoluzione dell’applauso, sulle ragioni che spingono gli spettatori comunque e sempre ad applaudire ciò che è stato rappresentato davanti ai loro occhi. Quel che preme è isolare ed evidenziare il singolare e misteriosissimo fenomeno che porta gli artisti, una volta incassato lo sfogo di battiti di mani a loro diretto, a riversare parte di quello stesso verso un punto imprecisato della platea. Ad uno sguardo più attento si scoprirà che gli attori applauditi a loro volta applaudono verso una nicchia dove albergano alcuni dei tecnici che hanno reso possibile la recita.

E’ un momento forse convenzionale ma di fatto quella è l’unica testimonianza a beneficio del pubblico dell’enorme debito che lo spettacolo ha nei confronti di tutti coloro che ne hanno determinato l’esistenza. Pur non abitando direttamente la scena.

Si vuole qui spendere alcune parole per due delle molte encomiabili figure che partecipano alla vita dello spettacolo: il datore luci e il fonico. Di fatto, i due signori o signore, sono responsabili il primo di determinare il succedersi di tutti gli effetti luce che definiscono lo spettacolo, il secondo di eseguire tutta la colonna sonora – musiche ed effetti sonori – della messinscena. Entrambe queste figure hanno la responsabilità di allestire anzitutto la componente fisica del loro lavoro – le luci nel caso del datore e l’impianto audio nel caso del fonico. Ma ben più importante. Questi due tecnici hanno l’eccitante mansione di dover seguire in diretta lo svolgersi dello spettacolo e accompagnarlo secondo la loro area di competenza; devono di fatto, di replica in replica, innescare al momento esatto un suono, una musica o un effetto luce. E la ricerca di questo momento esatto è l’elemento più interessante e al tempo stesso terribile del loro mestiere.

Appena si nomina il concetto di esattezza, si capisce bene, non vi è via di scampo: quella luce o quel suono deve entrare in scena precisamente nel momento in cui è stato previsto dalla regia. Gli errori non sono contemplati perché, qualora presenti, risulterebbero evidentissimi per il pubblico che aspetta soltanto il momento di cogliere in fallo qualcuno – che sia un attore, un tecnico o un bigliettaio non fa alcuna differenza, per loro.

Spesso – e i sei personaggi attualmente in prova ne sono un saggio evidente – sugli effetti innescati dai due maestri della tensione di cui sopra gli attori devono reagire di precisa conseguenza. L’errore non è contemplato – Lo spettacolo è un treno inarrestabile cui tutto è subordinato.

Si aggiunga, sempre nella ricerca dell’esattezza, il fatto che l’approssimazione è bandita. Un datore luci o un fonico che si rispetti deve avere una conoscenza totale di tutto ciò che occorre in scena per poter respirare con l’azione scenica. Poniamo per esempio che il fonico debba far partire una musica sul movimento di un attore: l’innesco musicale, per esempio nella forma di un’assolvenza del volume, deve accompagnare esattamente l’azione dell’attore. Non può anticiparla, non può accelerarla, non può ritardarla, non può rallentarla: deve essere esattamente identica alla dinamica del gesto dell’attore. Questo presuppone che l’uomo-fonico sia metaforicamente accanto all’attore che sta recitando, che gli sia vicino, che sia con lui nell’azione. Idem per colui che ha la responsabilità degli effetti luce.

Il datore luci e il fonico hanno a che fare con delle macchine. Azioni così difficili come quelle appena descritte si traducono nella pratica semplicemente nella pressione di un tasto o nel movimento di un paio di centimetri di un cursore. Gesti microscopici che in realtà, senza sbrodolare dietro a visioni enfatiche, rappresentano il confine tra il meccanico e l’umano che vive nel Teatro. L’evento teatrale è forse oggi uno dei pochi elementi non riproducibili tecnicamente. Esiste nel momento stesso che esiste e mai più. Non è una foto, non è un film. E’ un evento artistico irripetibile. E le sue componenti meccaniche ed anche informatiche sono al servizio di questo fenomeno, splendidamente umano. Il datore luci e il fonico sono coloro che governano le macchine in una maniera unica, precisissima, che nessun sistema informatico è al momento in grado di replicare: per ora, non esiste alcun computer in grado di respirare lo spettacolo come uno dei nostri due beniamini.

Ecco così che la ricerca di quell’esattezza, letale durante il corso di uno spettacolo che non ammette errori, è un meraviglioso esempio – rarissimo di questi tempi – di supremazia dell’uomo sulla macchina.

(Giacomo Bisordi)

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