Dieci anni di storiche emozioni

La storia di In sua movenza è fermo merita di essere raccontata perché è uno di quei piccoli miracoli che a teatro avvengono, alle volte, e solo a teatro. La narro in prima persona solo perché ho avuto la fortuna di vivere tutti gli eventi dal loro inizio, e penso di poterne essere fedele testimone.

Dunque. Era la fine di luglio del 2006, e mi trovavo a Venezia per la Biennale Teatro. In settembre si sarebbe svolta TeatriAperti, la prima festa di Firenze dei Teatri, ventiquattr’ore dedicate interamente alle sale appartenenti all’Associazione. Non avevo un’idea esatta di come la Pergola avrebbe potuto contribuire, perché non avevamo spettacoli né la possibilità di programmarne. Passeggiando accanto al Carlo Goldoni mi cadde l’occhio su una pubblicità di visite guidate all’edificio. Cominciai a ragionare, perché di visite guidate noi ne facevamo occasionalmente, in modo non sistematico. Improvvisamente mi parve interessante per TeatriAperti aggiungere alla semplice visita l’apparizione di attori che incarnassero figure realmente esistite nella storia della Pergola, fantasmi veri che potessero rendere indimenticabile l’esperienza del viaggio in luoghi già di per sé affascinanti e in qualche modo “segreti”, perché normalmente preclusi ai frequentatori del teatro.

Rientrato a Firenze ne parlai con Fabio Baronti della Compagnia della Seggiole, che con la Pergola da tre anni realizzava una bella versione della Mandragola. Il suo entusiasmo mi convinse a fare un’altra telefonata, questa volta a Giovanni Micoli che aveva realizzato l’allestimento di quella Mandragola e possedeva un’esperienza di scrittura. Gli chiesi se in poco più di un mese se la sentiva di scrivere un testo fatto di cinque monologhi: Alessandro Lanari, il mitico impresario di Verdi, Antonio Meucci, la sarta di Eleonora Duse nella compagnia del leggendario Casa Rosmer diretto da Edward Gordon Craig (lo spettacolo per il quale si aprì il Primo Camerino) che era anche l’unico inventato di sana pianta, e il macchinista Cesare Canovetti. Inizialmente titubante, Micoli poi si mise al lavoro con alacre dedizione. Studiò, compulsò con me documenti e libri e il suo copione venne pronto per fare giusto due prove. Io mi assunsi l’onere di reggere la parte della guida che cuciva i monologhi garantendo la narrazione

Alla fine di settembre del 2006 facemmo le prime visite per la festa di Firenze dei Teatri. Le prime e le ultime, pensavo. Invece le richieste di programmarne altre si susseguivano, e decidemmo, quindi, di mettere in cantiere altre date. Fino alla soppressione dell’Ente Teatrale Italiano questa attività si svolgeva in maniera quasi “clandestina”, a Roma non c’era molta sensibilità per questo tipo di utilizzo della Pergola: con l’avvento della Fondazione la visita è divenuta invece una delle nostre attività di punta. Abbiamo fatto oltre 250 tour, e coinvolto in questo emozionante itinerario non meno di 12.000 persone. Il monologo di Meucci è finito persino sulla televisione americana, nell’anno del bicentenario della nascita dello sfortunato inventore.

Non avevo mai bene riflettuto su quale reale valore potesse avere il condurre visitatori negli spazi segreti del teatro. Mi sembrava che tutto fosse racchiuso in una frase che spesso pronunciavo per terminare il viaggio, spero che questo itinerario abbia gratificato coloro che frequentano la Pergola avendo mostrato loro il dietro le quinte mentre solitamente vedono la parte anteriore, e allo stesso modo coloro che non frequentano abitualmente la Pergola, affinché si convincano dopo aver visto i dietro a visitare anche il davanti, che è poi dove si vendono i biglietti degli spettacoli. Poi, qualche giorno fa, proprio mentre entriamo nel decimo anno di rappresentazioni una spettatrice della visita ha scritto una mail alla Compagnia delle Seggiole. Raccontava in romantiche righe vergate in blu di come ripercorrere quegli spazi gli avesse riportato alla mente la gioventù, quando interveniva ai veglioni di Carnevale della Pergola, quelli che ancora avevano palcoscenico e platea allo stesso livello; e poi le tante serate di prosa divise col marito, scomparso da qualche tempo. Ricordi di vita riemersi grazie a questa visita guidata, che rappresenta un elemento fondamentale: la passione che la Pergola ci ispira, e che lega chiunque, a qualsiasi titolo, vi sia entrato almeno una volta.

(Riccardo Ventrella)

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