Ce n’est qu’un début

E un debutto, che cos’è? Mescola il sangue col sudore se te ne rimane, direbbe il cantautore. Un misto di attesa, emozione, senso di gioia e delusione. Lo spettacolo, il tuo figlio prediletto per tutti questi mesi, sta per lasciarti. Camminerà con le sue gambe per le scene, non sarà più tuo. Camminando in sala nelle pause delle prove si ode un silenzio religioso di stanchezza, oppure si alza la voce apposta per far percepire agli altri la propria esistenza. Tasselli vanno al loro posto con grazia meccanica, con miracoloso estro, con la fatica che rende il teatro pressoché unico nel suo compiersi. Vedi ciò che più direttamente hai ricoperto di cure materializzarsi davanti agli occhi. Il manifesto su quale hai sgobbato per convincere il regista della sua efficacia, sul quale hai mediato, è ormai incollato al muro: conosci ogni piega che la carta fa per aderire alla vecchia tabella, ripitturata di fresco. Il libretto di sala è appena arrivato, e ne annusi il forte odore di tipografia e colla per rilegare. Passa lei della quale non abbiamo mai abbastanza parlato: severissima, in uniforme, la direttrice di produzione redige le ultime carte. Retta come un’istitutrice svizzera ha stretto i cordoni della borsa per mesi (giustamente). Con lei hai tirato di scherma sul budget, ma ora la barca va e tutti ci siamo sopra. Come in un assalto della Prima Guerra Mondiale noi fantaccini innestiamo le baionette, accostiamo il volto all’orlo della trincea, ci godiamo il silenzio della terra nessuno e aspettiamo il fischio dell’ufficiale più alto in grado. Non è che un inizio.

E un debutto, cos’altro è? Per un attore forse è il più alto trionfo della schizofrenia spesso rinvenibile nel genere umano. Tutto quello che fino ad un secondo prima della recita era dolore, dubbio, disperazione, paura di non farcela, al primo clap clap fragoroso si trasforma in pacche sulle spalle, abbracci, strizzate d’occhio, schiaffi sul fondoschiena. Tutto dimenticato in una metamorfosi necessaria per sopravvivere a sé stessi. Non c’è tempo per pensare al passato: ora! Ora! Ora! Ed ora ci sono gli applausi e la propria personalissima acclamazione.

Quando leggerete queste brevi righe forse Sei personaggi in cerca d’autore avrà già debuttato e quindi i volti di tanti  avranno meritatamente iniziato a distendersi. I ricordi della fatica staranno già maturando, per tanti degli attori coinvolti sulla scena, in meravigliosi aneddoti. Ecco forse che altro è un debutto; un generatore di aneddoti. Come se lo shock dello scontro col pubblico facesse fermentare –  improvvisamente – i momenti anche difficili delle prove in piccoli fotogrammi da restituire al prossimo con evidente nostalgia per i successivi ottantanove anni di vita.

E’ un mestieraccio, quello dell’attore, sempre alle prese con la gestione del tempo privato, a tratti impossibile.

E domani, cosa succederà? Domani inizierà il rituale della replica, con l’insorgere dell’abitudine e dello scontro ulteriore con sé stessi per conservare faticosamente quel clap clap nutriente, sera dopo sera.

Tutto come da copione ma con la testa e il cuore in attesa e preparazione del prossimo, agognato, debutto.

(Riccardo Ventrella & Giacomo Bisordi)